Regolamentazione del poker live in Italia: il ruolo dei Questori

In Italia non esiste una legge sul poker live nei circoli. Esiste un articolo del Testo unico di pubblica sicurezza, e ci sono i questori che lo applicano. Da qui viene tutto il resto: le autorizzazioni concesse in una provincia e negate in un’altra, i ricorsi, e una vicenda giudiziaria del 2008 che ha costretto il Ministero dell’interno a prendere posizione. A ricostruirne le origini è la relazione “La disciplina sportiva e il gioco del poker”, tenuta nel 2008 dal giurista Andrea Crismani: è il documento da cui lo studio alla base degli Skill Poker Index è partito per mettere a fuoco il problema.

Chi decide, davvero

La norma è l’articolo 110 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Prevede che la tabella dei giochi proibiti sia predisposta e approvata dal questore, e vidimata dall’autorità competente al rilascio della licenza.

Quella tabella non contiene soltanto i giochi d’azzardo, che sono vietati per legge. Contiene anche quelli che lo stesso questore ritenga di vietare nel pubblico interesse, con le prescrizioni e i divieti specifici che ritenga di disporre.

È nella seconda parte che si decide del poker. Non c’è una norma che stabilisca se il Texas Hold’em sia azzardo o abilità: c’è un funzionario che, provincia per provincia, valuta se in quel gioco la vincita dipenda dal caso. E come stabilirlo, scrive Crismani, è un’indagine di fatto da eseguirsi caso per caso, tenendo conto delle regole e delle combinazioni di quel gioco.

Una regolamentazione a macchia di leopardo

Se la valutazione è affidata a un giudizio, il giudizio cambia con chi lo esprime. Crismani lo dice senza giri: l’esercizio del potere discrezionale da parte di organi diversi, distribuiti sul territorio nazionale, può avvenire in modo differente o addirittura contrastante.

Ed è andata così. Le questure di Bari e di Trento, e la Provincia Autonoma di Trento, hanno permesso i tornei di Texas Hold’em. Quella di Campobasso li ha vietati. Stesso gioco, stessa norma, esiti opposti: è la macchia di leopardo con cui si può descrivere la regolamentazione italiana del poker live.

Sul perché accada, lo studio da cui nascono gli Skill Poker Index avanza una lettura. La valutazione di quanto pesino il caso e l’abilità risente del retaggio culturale e sociale di chi la esprime, e del momento storico in cui la esprime. Sotto c’è un bug concettuale, l’ambiguità su dove finisca la fortuna e cominci l’abilità, ed è quel bug a tenere la disciplina dentro la categoria dell’azzardo.

Il caso che ha costretto tutti a decidere

Nel 2008 la Questura di Campobasso vieta il poker sportivo applicando l’articolo 110. Chi organizza ricorre al TAR del Molise e chiede la sospensione della tabella dei giochi proibiti.

Il 21 maggio il TAR dice di no. Con l’ordinanza numero 128 nega la sospensiva per due ragioni. La prima è che una normativa sul poker giocato dal vivo non esiste, e quella sul poker online non si può estendere per analogia, perché parla espressamente di giochi di abilità a distanza. La seconda riguarda il regolamento del torneo, in cui il giudice vede elementi d’azzardo: nessun limite al numero di tornei organizzabili in un mese, la prevalenza dell’alea sull’abilità, e un fine di lucro, perché le quote d’iscrizione servono a comprare i premi.

La vicenda arriva al Consiglio di Stato, e lì cambia direzione. Il 29 luglio, con l’ordinanza 4136, il Consiglio rileva un’inspiegabile disparità di trattamento fra questure che decidono in modo opposto sugli stessi tornei. Non si limita a osservarlo: ordina al Ministero dell’interno di produrre una relazione dettagliata sulla situazione nazionale e di assumere una posizione unica a livello centrale, entro sessanta giorni.

I sessanta giorni passano. Il 21 ottobre, con l’ordinanza 5548, il Consiglio di Stato annulla la decisione di primo grado, ravvisando ancora una disparità di trattamento rispetto ai tornei ammessi da altre questure. Per allora, i tornei si poterono fare.

Trento, la prima a scrivere le regole

Mentre il caso molisano saliva i gradi di giudizio, una provincia aveva già fatto da sola. L’11 febbraio 2008, con decreto del Presidente numero 9, la Provincia Autonoma di Trento approva una nuova tabella dei giochi proibiti, ed è la prima in Italia a prendere una posizione chiara sul poker sportivo.

I tornei sono consentiti, ma a condizioni scritte. La quota d’iscrizione è predeterminata e non supera i cinquanta euro. Le spese non superano il dieci per cento della quota. Il montepremi è costituito dalle sole quote e serve soltanto a comprare i premi. I premi in denaro sono vietati. Ed è vietato aumentare la raccolta vendendo altre fiches durante il gioco.

Sono condizioni che colpiscono il punto contestato dal TAR: che dalle quote d’iscrizione si ricavasse un premio in denaro. La quota resta, non poteva sparire, ma non può più diventare vincita.

Il regolamento delegato, e mai arrivato

La posizione unica il Ministero dell’interno non la prese. A muoversi fu il Parlamento, ma per via indiretta: con la legge comunitaria 88 del 7 luglio 2009, all’articolo 24 comma 27, delegò a un regolamento interministeriale di finanze e interno la disciplina dei tornei di poker sportivo non a distanza, cioè quelli giocati nei circoli e nei pubblici esercizi.

Il regolamento avrebbe dovuto fissare l’importo massimo della quota di partecipazione, le modalità che escludono il fine di lucro, e il divieto di più tornei nella stessa giornata e nella stessa località. Nell’attesa, il 9 settembre 2009, una circolare del Ministero dell’interno invitava le Questure a non tollerare più manifestazioni di poker sportivo fino alla pubblicazione di quelle regole.

Quel regolamento non è mai stato emanato. Delegato nel 2009, a diciassette anni di distanza non esiste ancora.

Nel vuoto decidono i giudici

Nel vuoto, a decidere sono tornati i giudici, caso per caso: esattamente ciò che un regolamento avrebbe evitato. Nel 2013 la Corte di cassazione, con la sentenza 32835 del 29 luglio, ha stabilito che organizzare un torneo di Texas Hold’em non costituisce reato quando la quota d’iscrizione è contenuta, le chip iniziali sono uguali per tutti, non si rientra comprando altre fiches e il montepremi è noto prima di cominciare: a quelle condizioni prevale l’abilità. Nel 2018 il Consiglio di Stato, decidendo su un caso pugliese, è tornato invece sul versante amministrativo, e sul rapporto fra questi tornei e la riserva statale sui giochi che prevedono una posta in denaro e un premio.

E se ne discuteva ancora: nel 2021 la conferenza online “Il futuro del gioco in Italia”, organizzata da SBC Events, tornava sulle stesse domande.

Il punto d’arrivo è dove eravamo partiti. I circoli di poker sportivo non sono vietati: sono privi di una disciplina. E finché la disciplina manca, la decisione torna dov’era nel 2008, a un questore che valuta provincia per provincia se in quel gioco comandi il caso o l’abilità.

Il premio che non può essere in denaro

E c’è un punto che spiega perché la questione non si chiuda mai. Dove i tornei sono stati consentiti, lo sono stati a condizione che il montepremi venisse dalle sole quote d’iscrizione e che i premi non fossero in denaro: è la regola scritta a Trento nel 2008, ed è la forma concreta che prende un principio di legge, quello dell’esclusione del fine di lucro. Un torneo così non somiglia a una scommessa. Ma non è nemmeno lo sport professionistico che il riconoscimento richiederebbe, dove il premio in denaro è la norma e non l’eccezione.

Perché gli Skill Poker Index sono la risposta

Diciassette anni di rinvii hanno una causa sola, e non è la pigrizia di nessuno: per scrivere quel regolamento bisogna saper dire quanta abilità c’è in una partita di poker live, e uno strumento per dirlo non esisteva. È la stessa cosa che manca al questore quando firma o nega un’autorizzazione.

Gli Skill Poker Index sono stati costruiti per questo, e forniscono un riferimento deterministico e misurabile, uguale a Bari e a Campobasso. Con uno strumento simile la valutazione smette di essere un’opinione: non si stima quanto pesi la fortuna, si legge un valore per ogni fase della mano. Ed è la condizione che mancava perché il poker Texas Hold’em live possa essere discusso come disciplina sportiva.

Nel prossimo articolo esamineremo il cosiddetto ‘malinteso strutturale’: come la nascita del formato torneo ha ereditato i limiti del cash game, favorendo ancora oggi la componente aleatoria a scapito delle abilità.

Condividi i nostri articoli!!

Facebook

Condividi sul tuo profilo Facebook i nostri articoli e aiutaci a far conoscere le novità in tema di eventi poker Texas Hold’em dal vivo. Per i nostri fan più attivi, saranno riservati benefit e vantaggi vari, in occasione dei nostri eventi live di prossima apertura. Seminare oggi, per raccogliere domani!

Articoli recenti

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Sebbene i nostri nuovi tornei di poker live non rientrano nella categoria di gioco d’azzardo, a causa del Decreto Dignità, non possiamo pubblicizzare contenuti riguardante il poker Texas Hold’em sui social e nei canali mainstream. Per questo motivo se vuoi rimanere aggiornato sui nostri nuovi tornei live, iscriviti alla nostra Newsletter. Conoscerai in anteprima assoluta tutte le informazioni sugli eventi live, a partire dal nome della nostra nuova variante, privata della componente aleatoria, detta varianza, e a contribuire al riconoscimento di quest’ultima da parte del CONI come sport professionale. Iscriviti subito e unisciti a questa fantastica avventura!

Stai pensando di aprire una poker room nella tua zona, o di rilanciare il tuo "vecchio" club?

Contattaci subito e scopri come il modello Poker Social Enterprise può facilitare la gestione organizzativa, e il raggiungimento dei tuoi obiettivi.

Locandina_Consulenza_PokerRoom.png

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *