Quante carte vede un giocatore di poker: sette su cinquantadue

Quante carte vede un giocatore di poker? Sette su cinquantadue: le due pocket più i cinque elementi del board. Le altre quarantacinque non le vedrà mai, in quella mano — e continuano a pesare comunque, perché il modo in cui si sono disposte influenza le combinazioni possibili e la texture del board. Da quel numero parte il conto vero: quanta informazione un giocatore acquisisce davvero, fase dopo fase.

Oltre il river: il 100% è nel mazzo

Nell’articolo precedente abbiamo visto che il 100% delle informazioni disponibili si ottiene se e solo se si arriva al river con tutte le componenti svelate. Resta vero. Ma lo studio aggiunge subito una precisazione che allarga il quadro invece di smentirlo.

È vero che solo arrivando al river si possono ricevere tutte le informazioni riguardanti quello spot. Per il primato informativo dei singoli elementi, però, il 100% delle informazioni è contenuto nell’intero mazzo di cinquantadue carte.

La differenza non è formale. Significa che la completezza deve tenere conto anche della disposizione non visibile di tutte le componenti all’interno del mazzo: le carte che in quella mano nessuno vedrà mai non sono neutre. A seconda di come si sono disposte casualmente, influenzano le combinazioni delle pocket card dei giocatori e la texture del board.

La texture è il modo in cui i singoli elementi si dispongono casualmente lungo il board, dando origine alle combinazioni di valore necessarie a definire la migliore mano di cinque carte. Lo studio la paragona alla sintassi nella linguistica: non conta solo quali carte ci sono, ma come stanno insieme.

Se si vedesse l’intero mazzo

Lo studio porta il ragionamento al suo limite con un esperimento mentale. Se dopo la distribuzione iniziale si avesse la possibilità di vedere tutti e cinquantadue gli elementi del mazzo, si avrebbe realmente il 100% delle informazioni a disposizione.

E potendo contare su quel 100%, si potrebbe potenzialmente individuare il 100% delle abilità in proprio possesso, attivando nello stesso momento lo sviluppo di nuove: fino a concretizzare quelle che l’autore chiama pseudo abilità predittive, cioè la capacità di definire il board ancor prima di svelarlo, conoscendo lo sviluppo progressivo delle carte e la sequenza di combinazioni che lo comporranno.

Sarebbe, come annota lo studio, un gran vantaggio. Non essendo praticabile, serve a delimitare il problema: dice qual è il massimo teorico rispetto al quale misurare ciò che un giocatore possiede davvero.

Sette carte su cinquantadue

Nella realtà l’accesso è molto più stretto. Ogni giocatore potrà vedere, in maniera progressiva, i soli cinque elementi del board più le proprie due pocket card: sette carte su cinquantadue.

Tutte le altre restano coperte per l’intera durata della mano e, come si è appena visto, continuano comunque a influenzarne l’esito. Ne discende che sarà possibile conoscere solo una porzione del totale delle informazioni contenute nel mazzo.

La domanda si sposta allora da quante carte si vedono a quanta informazione quelle poche carte rendano accessibile — e in quale momento della mano.

L’influenza informativa

A questo punto diventa necessario comprendere l’influenza informativa degli elementi conosciuti: quanta informazione, cioè, i pochi elementi visibili rendano progressivamente accessibile in ogni fase dello spot. È una grandezza, non un’impressione, e per esserlo ha bisogno di una definizione di partenza — quella di che cos’è un’informazione, fissata all’inizio di questo percorso.

Lo studio la definisce riprendendo un termine dalla psicologia sociale (Deutsch e Gerard, 1955) e specializzandolo: in questo contesto l’influenza informativa è la grandezza tramite la quale è possibile individuare le abilità necessarie per fronteggiare e battere gli avversari.

Il suo contributo è fondamentale per il modello degli Skill Poker Index, perché è in questa condizione che si genera la differenza qualitativa fra un giocatore e l’altro. Chi seleziona meglio le informazioni disponibili, e meglio le mette in relazione fra loro, arriva a una definizione più chiara della situazione.

Quanta ne dà ogni fase

Il calcolo è diretto: l’influenza informativa di una fase si ottiene moltiplicando il valore informativo della singola carta per il numero di elementi conosciuti in quella fase.

Il valore della singola carta lo abbiamo già incontrato aprendo la serie: ogni carta del mazzo vale l’1,92% del totale delle informazioni possibili.

Sugli elementi conosciuti, invece, va fatta una precisazione. Non sono soltanto quelli svelati: coerentemente con la logica della completezza, rientra anche la carta bruciata prima di ogni apertura, che pur restando coperta influenza comunque la composizione del board. Al pre-flop si conoscono quindi solo le proprie due pocket; al flop si aggiungono i tre elementi svelati più la carta bruciata; e così via per le fasi successive.

FaseElementi conosciutiInfluenza informativa
Pre-flop23,84%
Flop611,52%
Turn815,36%
River1019,2%
Influenza informativa per fase dello spot — elaborazione dello studio.

Il conto, fase per fase, è quindi immediato: due elementi al pre-flop danno 3,84%, sei al flop 11,52%, otto al turn 15,36%, dieci al river 19,2%. Ogni elemento che entra nel conto aggiunge sempre lo stesso 1,92%; quello che cambia da una fase all’altra è quanti ne entrano.

Un valore come il 19,2% al river va letto per quello che è: significa che la struttura del board, il modo in cui gli elementi si combinano fra loro e le relative pocket card esprimono poco meno di un quinto del totale delle informazioni possibili contenute nel mazzo.

Nel prossimo articolo vedremo con quali strumenti quel valore si costruisce, e perché il linguaggio del poker si lascia scomporre in unità elementari come si fa con le parole.

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