Le sfide dell’abilità nel poker Texas Hold’em

Per sviluppare e comprendere gli Skill Poker Index, è essenziale analizzare il concetto di abilità nel poker Texas Hold’em. La domanda è apparentemente semplice. Ma la risposta determina tutto: la legalità, la regolamentazione e il riconoscimento sportivo della disciplina.

La principale difficoltà nel classificare il poker come attività sportiva, secondo i criteri della Carta Europea dello Sport, risiede nell’incapacità strutturale di dimostrare che le abilità individuali governino l’esito di una partita. Non basta che il poker richieda abilità. È necessario dimostrare che quelle abilità siano determinanti. Ed è esattamente qui che il dibattito scientifico e giuridico si arena da decenni.

Il nodo del riconoscimento sportivo

La Carta Europea dello Sport definisce lo sport come «qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non, abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli» [CONI, 1992].

Il poker Texas Hold’em risponde pienamente ai primi criteri. È un’attività che richiede un elevato impegno psichico e cognitivo. Favorisce lo sviluppo di relazioni sociali attraverso le comunità di pratica e le Crew di poker diffuse a livello globale. Le Crew stesse producono e mettono in commercio materiale formativo in grande quantità, e per questa via diffondono la disciplina sul piano culturale e scientifico.

Ma il terzo criterio, l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli, rimane problematico. Finché la componente aleatoria può annullare le abilità in qualsiasi momento dello spot, le autorità competenti non hanno strumenti oggettivi per riconoscere la disciplina come sport. Ed è su questo punto che gli Skill Poker Index offrono una risposta concreta.

Skill Poker Index per il riconoscimento sportivo del poker live

Le Crew: dove la disciplina si trasmette

Il secondo criterio della Carta Europea, lo sviluppo delle relazioni sociali, il poker lo soddisfa in un modo che vale la pena guardare da vicino.

Attorno al gioco sono nati gruppi in tutto il mondo: persone che si sono conosciute scambiandosi informazioni, nozioni e conoscenze, e che da quello scambio hanno costruito le Crew. Sono comunità fatte di figure con competenze di alto livello, e formano il tessuto culturale e scientifico della disciplina di oggi.

Non si fermano alla socializzazione. Le Crew producono e commercializzano contenuti didattici, e grazie agli strumenti tecnologici che hanno imparato a usare sono diventate il canale attraverso cui la disciplina si trasmette: con ogni probabilità la sua fonte principale di divulgazione nel prossimo futuro.

Abilità cognitive e gioco problematico nel poker Texas Hold’em

Guidato dal dott. Mauro Schiavella e con la partecipazione del noto poker pro Gabriele Lepore, lo studio del 2018 “Profiling Online Poker Players: Are Executive Functions Correlated with Poker Ability and Problem Gambling?” ha identificato due gruppi di abilità cognitive: uno predice l’abilità di gioco, mentre l’altro predice il gioco problematico. Questa ricerca si inserisce in un filone dedicato alla lotta contro la ludopatia e rappresenta un importante primato nella comunità scientifica internazionale. È infatti il primo studio a dimostrare che un gruppo specifico di abilità cognitive di alto livello è fondamentale per avere successo nel poker Texas Hold’em.

Vale la pena guardare come ci è arrivato, perché è il metodo a rendere il risultato difficile da liquidare. Lo studio si concentra sulle funzioni esecutive, cioè le abilità cognitive di livello superiore: pianificare, inibire una risposta automatica, tenere insieme più informazioni mentre si decide. Tre esperti di poker hanno valutato in forma anonima le storie delle mani giocate dai partecipanti, per stabilirne il livello di gioco. Poi un professionista ha somministrato una batteria estesa di test neuropsicologici, affiancata da questionari sul rapporto con il gioco.

Il risultato è più interessante della conclusione che di solito se ne riporta. I due gruppi non si sovrappongono: le funzioni esecutive che caratterizzano il giocatore forte sono in gran parte diverse da quelle associate al gioco problematico. E fra i fattori che predicono il gioco più rischioso compare una prestazione più bassa nelle competenze di intelligenza emotiva, in particolare quelle intrapersonali: consapevolezza emotiva di sé, assertività, autostima, indipendenza.

Le abilità nel poker Texas Hold’em

Le funzioni esecutive che lo studio ha misurato dicono che quelle abilità esistono e che hanno un profilo. Non dicono ancora che cosa siano al tavolo: quale sapere il giocatore metta in campo, e da dove gli venga.

Sulla base di queste evidenze, l’abilità nel poker Texas Hold’em si può definire come la qualità con cui un giocatore comprende, rielabora e mette in atto le strategie e i principi di base della disciplina, appresi sui testi, al tavolo o in entrambi i modi. Fra questi, il calcolo delle probabilità occupa tradizionalmente un ruolo centrale. Tuttavia, non esiste evidenza empirica che la profonda conoscenza delle proprie probabilità di vittoria sia sufficiente a determinare l’esito di uno spot o di un torneo. Il sapere matematico è utile per acquisire consapevolezza sui rischi e per elaborare nuove strategie nel lungo periodo. Ma non basta a fare in modo che a vincere uno spot, o un torneo intero, sia per costruzione il giocatore più abile.

È esattamente questa lacuna strutturale che impedisce alle autorità competenti di riconoscere il poker Texas Hold’em come disciplina sportiva. E che rende necessario uno strumento oggettivo come gli Skill Poker Index.

Nel prossimo articolo approfondiremo le abilità specifiche richieste nel poker online e le sfide cognitive che il professionismo online impone ai giocatori.

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